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La Palude di Torre Flavia, un piccolo gioiello gravemente minacciato

Ho scoperto la Palude di Torre Flavia per la prima volta tra il 1999 e il 2000, avevo 17 anni, partecipando ad un progetto per le scuole finanziato dal WWF di Civitavecchia e dalla Provincia di Roma. Il progetto si chiamava Vivere il Verde e il lavoro a cui partecipai consisteva nel rilevamento topografico dell’area paludosa nel neonato Monumento Naturale, istituito dalla Regione Lazio soltanto nel 1997.
Ricordo che allora c’era un’ampia spiaggia, prima della duna, che separava la costa dalla retrostante zona umida...ricordo la vegetazione della palude molto alta, chi accedeva per prendere i punti del rilievo spariva in breve dietro alle canne...ricordo che immaginai la palude come un luogo davvero protetto da questa sorta di barriera, ricordo una giornata bellissima, c’era il sole, ricordo le risate all’ombra dell’antica torre. Non c’erano ancora gli attuali sentieri di ingresso, noi vi arrivammo attraverso la spiaggia di Campo di Mare.
Ci sono tornata a distanza di anni, nel 2011, per una esplorazione delle Libellule Azzurre, con l’intento di condividere con gli altri un luogo così bello e che mi aveva lasciato dei così bei ricordi. Non nascondo la sorpresa nel trovare un ambiente molto cambiato nel giro di pochissimi anni: un ingresso ben fatto, con un sentiero che introduce al Monumento Naturale e che costeggiando la palude permette sin da subito incontri magnifici con l’avifauna presente. Una passeggiata non molto lunga verso il mare ma ricca di meraviglie da vedere e da fotografare. Il primo incontro è stato con una elegantissima garzetta in cerca di cibo nelle acque dai riflessi dorati della palude; intanto piccoli passeracei canterini svolazzavano rapidamente mimetizzandosi nel canneto. Proseguendo il mio cammino lungo il sentiero, raggiunta la duna sono stata investita da un’esplosione di colori: deliziosi convolvoli bianchi insieme ad un tappeto di candide camomille di mare si alternavano ai delicati fiori del ravastrello e a quelli più complessi della Centaurea.
Giunta sulla spiaggia però ho trovato con sorpresa una linea di costa notevolmente arretrata rispetto a quella che ricordavo io, nell’ordine delle decine di metri! L’antica Torre Flavia, grazie agli interventi di protezione costiera, resisteva e resiste ancora ai margini di un lembo di sabbia che si protrae verso quel mare che invece intorno ha esercitato la sua azione erosiva. Così ho continuato la mia passeggiata lungo quel che restava della spiaggia, su un terreno accidentato lungo i margini della duna. La sabbia in molti tratti aveva lasciato lo spazio ai sottostanti strati di fanghi e argille palustri che testimoniano la maggiore estensione dell’antica palude. Una volta raggiunto un tratto di spiaggia meno interessato dall’erosione ecco che anche il mare restituisce le tracce della vita che cela sotto il suo moto perpetuo. Conchiglie di ogni tipo, resti di alghe e della preziosissima Posidonia oceanica, pianta endemica del Mediterraneo. Dopo questa breve escursione vicino al mare il sentiero rientra nuovamente verso la palude. C’è la possibilità così di addentrarsi in questo ambiente naturale così fragile e prezioso che ospita una meravigliosa biodiversità relativamente all’avifauna presente. Mi introduco pertanto nel mondo dei piccoli uccelli che vivono nel canneto e che deliziano la mia passeggiata con i loro canti e versi. Ma quest’ambiente ospita anche gli acquatici più grandi come la garzetta, gli aironi cenerino e bianco e numerose altre specie.
Il sentiero continua fino alla seconda uscita e, sebbene la strada da percorrere sia breve, il tempo impiegato per percorrerlo è stato tanto...ad ogni passo una scoperta!
Ad oggi purtroppo giungono notizie di danni alla duna e al sistema di canali che mantengono la piccola palude “viva”, a causa dell’erosione marina.
Quest’area, seppur piccola, è di fondamentale importanza sia per la varietà di specie che ospita e sostiene, sia per la conservazione della memoria storica di un territorio che negli ultimi anni è stato fortemente sfruttato e trasformato.
Le Libellule Azzurre stanno effettuando un piccolo studio volto a stimare l’evoluzione del trasporto solido litoraneo lungo la costa su cui insiste la palude e, a partire da precedenti studi a grande scala effettuati dal CNR, determinare le forzanti che hanno portato alla condizione attuale. Tutto questo verrà reso disponibile affinchè possano essere studiati e progettati, da chi di competenza, gli interventi di protezione costiera più adatti e per dare avvio, come associazione, a campagne di sensibilizzazione della popolazione, magari con le scuole, a campagne di raccolta fondi insieme a tutti quelli che vorranno parteciparvi o quant’altro possa essere utile a migliorare e preservare quest’area, questo piccolo gioiello gravemente minacciato.