escursioni lazio

....come tante gocce che formano un mare.

Conoscete la storia delle paperelle di gomma che hanno fatto il giro del mondo? No??? Bene, il post di oggi parlerà proprio di loro. L’idea mi è venuta dopo una passeggiata in spiaggia e soprattutto dopo aver incontrato lei, una paperella di gomma tutta gialla in mezzo, ahimè, a rifiuti vari (all’interno di un Monumento Naturale).
Sicuramente vi chiederete per quale motivo io voglia raccontarvi questa storia e cosa c’entra con le Libellule Azzurre che organizzano escursioni nel Lazio...
Ebbene andiamo con ordine e tutto troverà il suo senso!
La storia di queste paperelle o meglio di quei giocattoli da bagno chiamati Floatees (oggi conosciute come Friendly Floating) e che comprendono paperelle, rane, tartarughe e castori di gomma ha inizio ben 21 anni fa, nel gennaio del 1992 nelle acque dell’Oceano Pacifico.
La nave cargo Ever Laurel che partì da Hong Kong alla volta di Tacoma negli Stati Uniti, si imbattè in una violenta tempesta nel bel mezzo del Pacifico e perse in mare 3 container. Il loro contenuto era costituito da 28000 Friendly Floating di varie forme e colori! Passata la tempesta questi animaletti di gomma presero a vagare per l’oceano trasportati dalle correnti. Si divisero dapprima in due gruppi, uno diretto verso Nord e uno diretto verso Sud. I primo arrivò nel novembre di quello stesso anno sulle coste dell’Alaska mentre l’altro si diresse verso l’Australia, dividendosi in ulteriori due gruppi uno dei quali deviò all’indietro verso le coste del Cile.
Questi piccoli animaletti di gomma percorsero e continuarono a percorrere per anni migliaia di chilometri in lungo e in largo gli oceani del pianeta. Due oceanografi americani, Curtis Ebbesmeyer e James Ingraham, sfruttarono questo incidente per studiare le correnti di tutto il mondo.
Nell’immagine qui sotto potete divertirvi a vedere il giretto che questi simpatici animaletti si sono fatti intorno al globo fino a giungere nell’Oceano Atlantico, una decina di anni dopo, sbarcando sulla costa orientale degli Stati Uniti e su quelle della Gran Bretagna.

Non si ha notizia di ritrovamenti di questi oggetti nel Mar Mediterraneo e nemmeno la mia paperella fa parte di quel gruppetto, se lo fosse stata avrei dovuto trovarla sbiadita. E’ indubbio però che molti altri oggetti di plastica, e non solo, vaghino per il nostro mare; oggetti che vengono restituiti in parte sulle nostre spiagge durante le mareggiate. E il problema non è dato soltanto dalla sporcizia sulle coste...nell’Oceano Pacifico, lo stesso in cui è avvenuto l’incidente della Ever Laurel, vi è un accumulo gigantesco di spazzatura galleggiante formata principalmente da plastica e che prende il nome di “Pacific Trash Vortex”. Sono state le correnti oceaniche ad accumularla lì, proprio come hanno trasportato in giro per il globo le paperelle di cui parlavamo prima. Ma non immaginate oggetti di plastica galleggianti nell’oceano, piuttosto il prodotto della degradazione di questi materiali, piccoli filamenti. La plastica infatti non si biodegrada in mare ma si fotodegrada, cioè la luce agisce sul materiale, al livello delle molecole, scomponendolo in parti sempre più piccole che però poi persistono in mare. Oltre all’inquinamento da PCB (Policlorobifenili) che questo processo può produrre, questi piccoli pezzetti di plastica entrano tranquillamente nella catena alimentare, o meglio “rete alimentare”, degli organismi marini sostituendo l’alimento di base, il plancton e raggiungendo in questo modo l’apice della catena costituita dai predatori. Non è infrequente trovare negli stomaci di uccelli marini, tappi di bottiglie, accendini e tanti altri rifiuti, così come non sarebbe una novità se vi dicessi che le tartarughe marine, confondendo le buste di plastica galleggianti in acqua con le meduse di cui si nutrono, ne restano soffocate.
Il fenomeno è serio, alcuni arrivano a stimare la superficie del Vortice di Pattume del Pacifico addirittura superiore a quella degli interi Stati Uniti! E purtroppo pare che anche l’Atlantico non sia indenne da accumuli di questo tipo.
Un piccola ed innocua paperella trovata su una spiaggia in mezzo ad altri rifiuti dovrebbe ricordarci che l’inquinamento non ha confini politici e che tutti noi dovremmo prestare maggiore attenzione alla spazzatura che produciamo e soprattutto al modo in cui ce ne liberiamo. Un piccolo gesto di attenzione da parte di tutti può fare molto, un piccolo impegno a riciclare i rifiuti non è una perdita di tempo ma è un’azione che va nella direzione di un mondo migliore e più pulito per tutti e non solo per l’uomo. Una piccola azione da parte di tutti....come tante gocce che formano un mare.